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17 settembre 2009

grazie, Barry Delaney

Oggi volevo parlarvi di tutt'altro, ma nei miei consueti giri internettiani mattutini, mi sono imbattuto nella seguente notizia: "promessa onorata, si traveste al funerale". Oltremodo bizarro: clicco sul link.
E trovo la seguente spiegazione:

Quando si dice onorare una promessa. Due amici, due soldati, in partenza per l'Afghanistan, stipulano un accordo verbale: se uno dei due fosse morto l'altro sarebbe andato al suo funerale, a Dundee in Scozia, indossando un vestitino da donna. Barry Delaney si è visto costretto a rispettare il patto e si è recato in lacrime alle esequie dell'amico Kevin Elliott, 24 anni, ucciso a fine agosto in un attacco nella provincia di Helmand. Vestito attillato giallo fosforescente, scaldamuscoli rosa e scarponi neri forse non sono l'abbigliamento più adatto per dare l'ultimo saluto ad un amico, ma la famiglia del soldato era informata del patto e della ferma intenzione di Barry di rispettarlo.

Qui ci sono le foto.

L'ho trovato grandioso. Nelle foto si vede questo ragazzone che piange disperato insieme ad altri ragazzi, parenti o commilitoni di Kevin, salvo che questo ragazzone è vestito da drag queen.
Anche al di là della poeticità dell'immagine, e del suo spessore narrativo che batte qualsiasi discorso prestampato, emerge un discorso di rispetto nei confronti del defunto, e pone seriamente la domanda: qual è il modo migliore per onorare la memoria di una persona che non c'è più?

La mia risposta è quella di Barry Delaney. Usando la satira. Che non vuol dire provocare a tutti i costi: vuol dire onorare il defunto esocrizzando la paura della morte. "Sono con te fino alla fine, se necessario contro le persone, se necessario contro la morte stessa": è questo il messaggio che gesti come questo portano con sé.

A proposito di satira sulla morte, un aneddoto personale.
Qualche anno fa, lessi la notizia di un operaio vicino Bari che stava lavorando a un tubo del gas, e a seguito di un incidente, morì carbonizzato. Rimasi di sale. Non ci potevo, non ci volevo credere. Caso voleva che quella sera dovessi andare in scena. Inserii nel mio monologo la seguente battuta:
"Bari: operaio morto per un'esplosione da gas. Le prime indagini svelano che forse era un lavoratore a nero: ma anche se non lo era, lo è diventato".
Questo fu il mio omaggio a quell'operaio (1. far conoscere il fatto; 2. suggerire che lavoro nero = meno sicurezza; 3. fare tutto questo facendo ridere, anche se di una risata amara). La battuta è terribile, ma il pubblico ne colse la profonda pietas umana, e la apprezzò.

E' importante emanciparci, come Barry Delaney, dalla cultura della paura, dell'intoccabile, della convenzione elevata a superstizione. Osiamo di più. Siamo adulti ormai.

(un precedente ilustre al gesto di Barry Delaney è quello di John Cleese, alla commemorazione di Grahm Chapman. Chi sono questi due? E' una storia che vi racconterò presto.)

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