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Diario
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23 ottobre 2009

Ha vinto la Wii

Avete presente la Nintendo Wii? Sicuramente sì. L'ultima frontiera del videogioco. Invece di giocare sul joystick, o sulle vecchie pulsantiere così demodè, tieni in mano una specie di salsicciotto elettronizzato e ti muovi davanti alla Tv come se stessi facendo quel gioco nella realtà.
Ad esempio: se carichi il gioco del bowling, per buttare giù i birilli devi muoverti fisicamente nella stanza come per se avessi una palla in mano da tirare, salvo che in mano hai solo il salsicciotto di cui sopra.
Oppure il tennis: devi fare tutti i movimenti (dritto, rovescio, servizio, volé), e l'omino nel videogioco rifà quello che fai tu, sempre grazie ai sensori sul salsicciotto elettronico che tieni in mano.

Fantastico, no? Io ci ho giocato qualche volta. E va detto che in molti casi è un salvavita. Metti che tu voglia fare un incontro di pugilato, ma senza farti male, senza avversario e, soprattutto, senza sapere un cazzo di pugilato. Carichi il gioco sulla Wii, e inizi a menare l'aria con tutta la forza che puoi.
Se uno entrasse nella stanza in quel momento, e non guardasse la Tv, vedrebbe un tipo tutto sudato che picchia pugni nel vuoto, fissando un altro punto rispetto a quello che sta menando. Ce n'è abbastanza per chiedere "scusa, hai bisogno di qualcosa?".

La prima volta che ho giocato alla Wii era il gioco del tennis, ed ero a casa di Daniele. Io e Daniele ci conosciamo dal lontano 1993. Eravamo compagni di banco in primo liceo, e in questi sedici anni di cose ne abbiamo fatte tante. Compresa quella di giocare a tennis. Quello vero. Qualche volta affittavamo un campo, prendevamo le nostre racchette, prendevamo l'autobus, e andavamo a giocare.
Regolarmente lo massacravo. Però ci divertivamo molto. Sudavamo. Sentivamo l'odore buono delle palline nuove, l'odore bagnato della terra rossa, sentivamo il bello *stock!* quando colpivamo bene la pallina, o il fastidioso -sdenng!- di quando la colpivamo male.

Per me sono ricordi molto belli. Ma sono ricordi. Perché, mentre mi venivano in mente uno dopo l'altro, ero A FIANCO di Daniele, dentro casa sua, con un salsicciotto elettronico in mano, a guardare fisso la Tv, mentre degli omini bidimensionali imitavano alla perfezione i nostri movimenti.
E, stavolta, il suo omino stava massacrando il mio omino.
Detto per inciso: quando sono poi tornato a casa mia ho cercato la mia racchetta. Non l'ho trovata.
Col bowling però tengo duro. Qualche volta ancora ci vado. Tanto per dirne una, sono campione mondiale degli Stranivari (ma solo grazie al suicidio dell'ultimo momento del mio fratellino Jake, che verso la fine mi aveva ripreso). Il giorno che smetterò di andare al bowling, che sta a 10 minuti da casa mia, per giocarci alla Wii, datemi pure per spacciato.

Comunque le avvisaglie c'erano già da anni. Avrei dovuto accorgemene almeno una decina d'anni fa, in vacanza sulle Alpi. Ero con i miei QGni. Passavamo tutti i pomeriggi in un villaggio appena sopra Cavalese (si chiama Veronza): un impianto sportivo, campi da tennis e palestra, pizzeria/ristorante, poco distanti le case. Ma, soprattutto, verde. E' verde ovunque. Veronza sta letteralmente in mezzo alle Dolomiti.
Dal villaggio partono due-tre sentieri che vanno su a monte fra i boschi, giù a valle nella valle (appunto), dritto fra la civiltà. Dove vuoi andare, vai.
Un pomeriggio non trovavo più mio QG piccolo. Dopo averlo cercato un po' ovunque, me lo ritrovo di fronte, stanco, sudato e contento.
Mi fa: "sono distrutto. Ho corso per 10 chilometri".
Io: "Wow, 10 chilometri! Bravo! Che strada hai fatto?"
Lui: "Nessuna strada. Li ho fatti sul tapis-roulant della palestra".
L'ho guardato come avrei guardato un extraterrestre. Ha proseguito:
"Sai, è fantastico, puoi regolare la velocità, perfino scegliere se andare in discesa o salita!"
Io mi sono guardato attorno. Montagne verdi (e le corse di una bambina). Ho provato a fargli notare che avrebbe potuto fare gli stessi 10 chilometri in mezzo al bosco. Stavolta lui ha guardato me come se fossi stato un extraterrestre.

Ha avuto ragione lui. Ora c'è la Wii. Il surrogato dell'esperienza. Ed è solo l'inizio: fra poco avremo ALTRI modi per avere la vita ancora più comoda, per far finta di fare cose che non sappiamo fare, per comprare a buon mercato l'illusione di cavarcela in un sacco di sport, quando l'unica cosa che avremo imparato a fare sarà tenere un salsicciotto elettronico e agitare le braccia nell'aria.
Mentre fuori dalla finestra, sapete com'è, c'è anche un mondo.

Volete un pronostico sulla prossima invenzione? Un videogioco sexy, sempre della Wii, da fare in due: il gioco dell'amore. Rigorosamente per coniugi o fidanzati. Uno accanto all'altra, col salsicciotto in mano, a guardare fissa la Tv, a condurre un amplesso bidimensionale, ma più vero del vero. A scelta l'opzione "muto" oppure "frasi sconce". Vince chi resiste di più. Oppure chi ci dà dentro con più convinzione. Oppure chi totalizza più punti nelle classifiche del piacere ricevuto e dato.
Dopo aver giocato, i due possono andare a letto e addormentarsi soddisfatti.
Non ridete, né scandalizzatevi. Guardate che ci siamo già.

Ora scusate, scappo a fare la lavatrice. Ho la roba del calcio ancora sporca di terra dall'allenamento di ieri.

A proposito di calcio: la seconda di campionato è domani (sabato) alle 15, in casa, al "campo dei ferrovieri". Per chi vuole, qui ci sono tutte le indicazioni del caso.
Ma vista la mia assenza all'allenamento di lunedi (ero a Lussemburgo), è probabile che mi tocchi andare in panchina. C'è la spietata concorrenza di Stefano che, oltre a essere un amico e un bravissimo ragazzo, è anche un bravissimo portiere.

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