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20 gennaio 2010

"Scuola numero 249"

Sta suscitando molte polemiche un serial TV russo chiamato "Scuola" e ambientato in un liceo della periferia di Mosca, "scuola 249", che esiste davvero.
Qui potete trovare il trailer (è in russo, non si capisce niente, ma ho imparato che "scuola" si pronuncia "scuola");
qui il link con la notizia.

Le polemiche che si sono scatenate attorno a questa serie sono dovute al fatto che nel serial i teenager sono dipinti come gente che dice le parolacce, beve la birra, si fa le canne e pratica qualcosa che assomiglia troppo all'amore libero.
Tutto questo in una Russia putiniana che -ad occhio e croce- non differisce troppo dalla Russia grigia e ingessata descritta da Bulgakov in "il Maestro e Margherita", e messa a soqquadro da un certo Professor Woland con uno spettacolo di magia nera.

Un capitolo a parte meriterebbe l'analisi di come l'arte sia più rivoluzionaria della politica: nel libro di Bulgakov, il sistema è messo in crisi da uno spettacolo; nella realtà, il sistema è stato messo in crisi dal libro (che infatti è stato pluricensurato per anni); oggi, il sistema è messo in crisi da un serial TV. Anche in Italia è così.

Ma torniamo a noi. C'è stata quasi una rissa nel Parlamento russo, perché il "partito comunista" voleva censurare il serial (beati loro: qui, i Luttazzi e i Guzzanti li censurano senza neanche risse in Parlmento), perché forniva un'immagine stereotipata dei giovani, come mediocri e ingenui.
La regista, Valeria Gai Ciacanava (in arte Ghermanika), VENTICINQUE ANNI, ha risposto con parole che andrebbero incise nelle pagine della storia della TV: "Il mio è un film sull'adolescenza, sulla solitudine, sui genitori, sulla difficoltà di crescere. Se la gente è rimasta scioccata meglio così. Da troppo tempo era abituata a una televisione che sceglieva per lei cosa fosse giusto vedere e cosa no".

Tutto ciò detto: ho visto il trailer. Non ho capito i dialoghi, ma ho visto le immagini. Due risse, due baci, una dichiarazione d'amore (sembrava), uno scherzo con la birra, un ragazzo che manda giù una pasticca, a casa, che poteva essere un antibiotico o ecstasy. Niente di sconvolgente. Niente che non abbia mai visto coi miei occhi.
Sono entrato al liceo nel 1994, mi sono diplomato nel 1998, e nel '98 ho iniziato a fare le prime ripetizioni a ragazzi del liceo. Da un paio d'anni ci sono addirittura tornato, come insegnante.
Quindi sono 16 anni che frequento licei e liceali. Ho visto (e fatto) di tutto.
Ho bevuto la prima birra in primo liceo, mi sono divertito, ho continuato, ora sono una specie di Homer Simpson.
Ho fumato le mie prime due sigarette addirittura in terza media, mi hanno fatto schifo tutte e due, e ho capito che la cosa non faceva per me.
Ho dato il mio primo bacio in secondo liceo, mi è piaciuto, e da quella storia ho iniziato a imparare tutto quello che so adesso.
Ho preso la prima sbronza pesante in quarto, sono stato molto male, e ho imparato a conoscere i miei limiti e a rispettarli.
Sempre in quarto liceo ho fumato la prima canna. Non ho sentito nulla. Poi dopo qualche giorno ho fatto la seconda, sono stato male, ho anche vomitato, e anche lì ho imparato a conoscere i miei limiti e a rispettarli. Ho imparato anche che chi parla (e legifera) sulle droghe leggere, il più delle volte non ne sa NIENTE.
(Erano belli i tempi in cui Umberto Veronesi era Ministro della Salute, e
si poteva parlare dell'argomento con tranquillità e senza ipocrisie).
Negli anni del liceo ho amato dei professori e ne ho odiati degli altri, ho iniziato a fare politica e a schierarmi, eccetera eccetera. E quello che ho fatto io è niente rispetto a quello che ho visto fare da altri. Eccessi non sempre giustificabili, e a volte troppo pericolosi. Nondimeno, esistiti.

Per cui benvenga qualsiasi serial TV che parli dei liceali per come sono realmente: ragazzi e ragazze in continua sperimentazione, tormentati, entusiasti, depressi, ingenui, idealisti, alle prese con i guai che combinano, molto poco politically correct.
A me piace lavorare coi ragazzi di quell'età proprio per questo: perché hanno un flusso vitale di energia inarrestabile, anche quando rimane compressa, anche nei loro eccessi e nei loro errori, sono fiori che stanno sbocciando. Mi piace stare lì accanto, e dare una mano quando posso.


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permalink | inviato da Pierpaolo Buzza il 20/1/2010 alle 10:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
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