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Diario
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24 marzo 2010

"A cosa mi servirà mai?"

Nel mio lavoro di insegnante, la domanda che più spesso mi sono sentito rivolgere è proprio questa. "A cosa mi servirà mai?"
A cosa mi servirà mai saper risolvere una disequazione irrazionale? A cosa mi servirà mai sapere il campo di esistenza di una funzione logaritmica? A cosa mi servirà mai sapere come è caduto l'Impero Romano? A cosa servono le novelle di Verga? Perché conoscere la critica alla ragion pura, perché imparare il latino?
La risposta "perché il Potere vi vuole tutti uguali e ignoranti, per potervi manovrare, servirsi di voi per manterersi, rendendovi sempre più ignoranti e poveri" mi sa troppo di accademia, e di solito gliela risparmio.
Pur essendo questa una verità sacrosanta, cerco risposte migliori.

La domanda è comprensibile, e io stesso non posso affermare con certezza di non averla mai posta.
Anzi: ricordo un'autogestione in secondo liceo, invitammo una deputata di An, che disse che se fosse per lei, il latino e il greco sarebbero abolite dai programmi scolastici, e si prese l'applauso di tutta l'aula, anche il mio.

Non solo sono domande comprensibili, ma anche se nella mia testa e nel mio cuore la risposta è ovvia, mi trovo sempre molto inadeguato nel fornirla. Da che parte iniziare a rispondere a una domanda di questo tipo?
Anche perché la risposta in teoria è "a niente".
A meno che non si voglia fare un lavoro iper-specializzato (che costituiscono una stretta minoranza dei lavori possibili, e comunque è impossibile conoscere il proprio futuro a 16 anni), tutte le cose che si imparano a scuola SONO, effettivamente, del tutto inutili.

Eppure, anche (soprattutto) queste cose inutili hanno un grande valore.
L'esempio che ho usato ieri, quando ho avuto questo colloquio con due allieve, è quello della musica. Entrambe ascoltano continuamente musica. Cosa che faccio anche io. Tolte le 7 ore in cui dormo, e le 4 ore in cui faccio ripetizioni, le rimanenti 13 ore del giorno le passo a sentire musica, sempre e ovunque (in questo momento, Giardini di Mirò).
Ma a cosa ci serve praticamente la musica? A niente, direi. Potremmo vivere e lavorare anche senza. Eppure, con le mie allieve condividevamo una sensazione, precisa ma indescrivibile, che senza la musica la nostra vita non sarebbe altrettanto bella. NOI non saremmo altrettanto belli.

Ho cercato di spiegare loro che con la cultura è lo stesso. Si può vivere anche senza. Ma non si vive altrettanto bene. E' un che di inafferrabile, eppure importantissimo.

A che serve conoscere l'evoluzione e la caduta dell'Impero Romano? La storia della Rivoluzione francese, o della Seconda Guerra Mondiale? Serve a capire che i processi storici sono ciclici, e quindi a capire cosa ci succede intorno oggi, quindi a saper fare previsioni, a orientarsi nel mondo. A cosa serve ascoltare i discorsi di Mussolini? A farsi venire i brividi sulla schiena davanti ai discorsi di Berlusconi.

A cosa serve saper risolvere un sistema lineare? Ti insegna a pensare. Ti insegna a fare dei modelli, a verificarli nella tua mente, a cercare la strada migliore per raggiungere un obbiettivo.
A cosa serve fare duemila problemi di geometria piana e solida? Perché la base di ogni ragionamento umano è quella di cercare di DIMOSTRARE una TESI partendo da un'IPOTESI. Ovvero, rispondere all'eterna domanda "come posso usare quello che ho in mano adesso per arrivare dove voglio? Di cosa ho bisogno? Come posso procurarmelo?"
Il metodo della dimostrazione ce lo hanno insegnato Euclide ed Aristotele, e c'è un motivo se è rimasto immutato per millenni. Il motivo è che chi conosce il "metodo", e l'ha allenato, pur annoiandosi, vive meglio di chi non lo conosce, o lo ha sottovalutato, o lo ha usato solo per passare un anno scolastico dimenticandoselo il giorno dopo.

A cosa serve la poesia, la letteratura, (appunto) la musica, il greco? Servono a farti gustare di più (moltissimo di più) i bocconi di vita che addenti ogni giorno. La vita è fatta di gioie, dolori, emozioni, pensieri, successi, insuccessi, abbracci, e infinite altre cose. Ognuna di queste ha un sapore, un colore, una colonna sonora. Se leggi poco, o non senti musica, o non ami la poesia, di questo sapore ne senti la metà della metà. Non so spiegare esattamente PERCHE', ma è così.

Potrei andare avanti sciorinando materie, ma il punto non è questo.
Quello che vorrei dire è che, davanti a obiezioni riguardanti la loro UTILITA', rispondo che l'utilità non è tutto. L'utilità non è neanche la parte più importante.
La parte più importante è quello che sei,
e quello che sei è quello che sei in grado di pensare, di capire, di obiettare, di provare, di imparare, di migliorare, e tutta una serie di altri verbi della prima coniugazione.

Tutto questo è dato da quanto e come avrai studiato, e di quanto ciò che avrai studiato uscirà dalla tua camera per accompagnarti.

... se facessi un pistolotto del genere a uno qualsiasi dei miei allievi, probabilmente si addormenterebbe. Sognerebbe di giocare la prossima partita di calcio importante per il campionato giovanile, o di truccarsi e vestirsi per una festa. Ed è giusto così.
Tutte queste parole avranno un senso, domani.

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