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Diario
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11 maggio 2010

Lacedonia - 8 maggio 2010

Visto che è tutta la mattina che ci provo, ma "il cannocchiale" non collabora alla mia intenzione di mettere una foto nel post, intanto vi racconto lo spettacolo, poi se ci riesco vi faccio vedere il manifesto in un altro post  

Hanno aperto le danze le "tre moschettiere": Victoria Perullo, Angela Gargano e Graziana Solazzo (con la complicità morale di Aurelia Stefanini che, anche se per cause di forza maggiore non c'era fisicamente, c'è sempre stata moralmente), che hanno scritto e interpretato uno sketch di puro cabaret in costume, a base di triangolazioni e quadrilaterazioni amorose in cui, come è noto, è sempre la servitù a raggirare tutti.
Molto brave tutte e tre: speciale poi la scena dello strangolamento finale di Angela ad opera di Victoria eseguita al rallenty.

Dopo di loro è stato il turno di Michela Palmesano: è entrata in scena, col leggìo e il testo, ha poggiato il leggìo sulla X, i fogli sul leggìo, e ha iniziato a raccontare la storia di una ragazza, Ilenia, che altri non è che il suo alter ego.
La sua lettura è stata ascoltata in un silenzio quasi innaturale, rotto poi alla fine del pezzo da un applauso che è sembrato un'esplosione.
Dietro le quinte (ma anche in scena) Michela non riusciva a trattenere le lacrime, io sì, ma con grande sforzo.

E' poi venuto il momento di Nico de Simone, che ha letto il suo racconto autobiografico "guscio di ferro". Il racconto finisce con le parole "anche se io sono qui, in realtà il mio cuore non lo vedete, perché è chiuso in un guscio di ferro".
Nico ha avuto un'intenzione e un tempo scenico perfetto, e anche un grande coraggio per scrivere quelle cose e poi farle e a teatro.

La parola è passata a Luca Santangelo, che ha recitato un monologo a braccio (provato e riprovato), sulla sua attrazione un po' poetica e un po' prosaica per una dolce fanciulla, con la quale è scoppiato il sentimento, poi il desiderio, poi sono stati interrotti dalla fidanzata di lui che probabilmente aveva qualcosa da ridire.
Luca ha ipnotizzato il pubblico con la sua presenza scenica gigantesca, le pause, e oltre alle risate si è pure beccato due applausi a scena aperta, che ha gestito con una presenza da attore navigato.

Poi è stato il momento di Denise Russo e Dalila Leone, che hanno fatto una scena a due destinata a rimanere negli annali del teatro. Fronte al pubblico, monologavano alternandosi, portando avanti la stessa storia: quella di loro due, ex migliori amiche, che si mettono a litigare per un uomo: il loro supplente di latino.
Le due erano polarizzate: laddove Dalila era esuberante e "aggressiva", Denise era acida e tagliente, e il risultato è stato un litigio di quelli epici, comico/surreale. E anche la pacificazione non avrebbe potuto essere da meno.
Entrambe bravissime.

Subito dopo la scena è stata presa da Zaira Lavanga, che ha fatto un monologo a braccio di quelli struggenti: lei nel suo giardino insieme al suo giardiniere, il giardiniere che la prende e la porta nello stanzino degli attrezzi, l'amore gigantesco e proibito fra i due, e il padre di lei che li coglie sul fatto. Il padre avrebbe licenziato il giardiniere e la protagonista non l'avrebbe visto più.
Zaira ha messo tutto il sentimento del mondo nel suo racconto, e anche se è una storia inventata, da sabato è entrata di diritto fra i suoi ricordi.

Uscita di scena Zaira, è entrata Chiara Mastropietro, col suo leggìo e la sua storia e, come Michela, ha letto la storia del suo alter ego, Dany, "una bambina di 14 anni" (curioso accostamento, che già è un racconto di per sé). Ha avuto il coraggio di scrivere, e poi di raccontare, delle cose molto intime che pochissime persone conoscevano.
L'ultima parte del suo racconto è una scena toccante di cosa farebbe Chiara se potesse incontrare Dany. Anche qui, pubblico in visibilio, autrice emozionata, regista che fatica a mantenere la calma.

La pre-chiusura è stata affidata a Mariagiovanna Melchionna: ecco un'attrice che si prende la scena come se fosse il salone di casa sua. E' uscita, ed era già comica senza che dicesse e facesse niente. Ha fatto il suo monologo su come ha scoperto che Babbo Natale non esisteva e sulla drammatica disorganizzazione dei suoi genitori nel farle i regali. Il pubblico sghignazzava continuamente, applaudiva, Mariagiovanna prendeva sempre più coraggio, si divertiva, e faceva la superstar.
Fantastico.

La chiusura è stata affidata al quintetto Gerardo de Paola - Cinzia Caponigro - Emel Kaba - Roberta Caponigro - Luciana Pio, che hanno messo in scena uno sketch comico-demenziale IN RIMA prendendo in giro "Uomini e Donne".
Luciana era il tronista, un certo Pierpaolo Buzza (dovevate sentirla recitare in romano, un bijoux);
Gerardo era una delle ragazze, una certa Costanza (irresistibile imitazione della loro professoressa di matematica, ogni volta che pronunciava una parola c'era risata e applauso);
Emel faceva Maria de Filippi;
Roberta e Cinzia facevano le altre pretendenti: Rosilene (evidente parodia di una loro-nostra amica) e Vale.
Alla fine, Pierpaolo, un coatto romanaccio ignorante e goffo, sceglie Costanza, ma questa lo rifiuta perché troppo ignorante, mentre le altre pretendenti si lacerano le vesti pur di averlo.
E' stato esilarante. Tutti e tutte calate perfettamente nella parte (Cinzia e Roberta facevano ridere anche solo da come entravano in scena), e soprattutto si divertivano a farlo.

Un saluto speciale va poi ad Antonella Bortone, che non è andata in scena, ma ha fatto tutto il resto: apriva e chiudeva il sipario, sistemava la scenografia fra una scena e l'altra, e ha curato tutto il backstage.
All'appello mancano solo Antonella Caponigro e Roberta Mastrullo, che non hanno potuto frequentare il corso ma erano con noi col cuore.

La cosa più bella è stata che quasi nessuna di queste ragazze (i 3 ragazzi invece erano già piuttosto fomentati dall'inizio) voleva veramente fare lo spettacolo. Ho chiesto loro di fare il corso "come se", e di decidere se andare in scena sabato mattina. I primi due giorni, quasi tutte erano ancora certe che non sarebbero davvero salite sul palco.
Quando poi hanno iniziato a sospettare che l'avrebbero fatto, erano insicure sul loro pezzo: non piace, è debole, non fa ridere.
Poi piano piano hanno anche acquisito sicurezza sul pezzo, e venerdi, il giorno prima dello spettacolo, abbiamo fatto una prova generale dopo la quale ho pensato "se questi vanno in scena domani così, facciamo un capolavoro".
E il sabato sera, sarà il pubblico, sarà l'adrenalina, sarà le luci in faccia, ma hanno reso tutti MEGLIO che alla prova generale.
Si sono trovati dunque da un lunedi di "non lo faccio, è escluso" a un sabato di "l'ho fatto, è andata bene!".

Secondo me la felicità è un diritto dell'essere umano, ma ci sono delle felicità che sono più meritate di altre.
Questi ragazzi e ragazze, il loro momento di gloria e gioia se lo sono meritato tutto, fino all'ultima goccia di sudore, fino all'ultimo minuto non dormito.

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