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Diario
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8 giugno 2010

Game Fair - part 1/2

Questo weekend sono stato al Game Fair.

In realtà volevo solo andare a trovare Alice, stare con lei un pomeriggio, vedere per un attimo il suo mondo, e pensavo che il Game Fair lo fosse.
Il Game Fair si trova a Tarquinia Lido, e teoricamente è una fiera dedicata agli animali. E’ per questo che la casa editrice in cui lavora Alice, dedicata unicamente a pubblicazioni sui cani, avesse lì uno stand.
 
In realtà, più che una fiera su cani e cavalli, il GF è una fiera su come si possono usare cani e cavalli per uccidere tutto il resto del creato.
Appena parcheggiato sento rumori come di spari. Penso siano fuochi d’artificio, ma non faccio mente locale sul fatto che sono le due di pomeriggio.
Mi chiama Alice, dicendomi di avvicinarmi al retro, che lei sarebbe uscita e mi avrebbe consegnato un pass.

Vado sul retro, non trovo lei ma trovo un cancello aperto, entro. Nessuno mi chiede niente. Solo in seguito avrei capito quale enorme rischio avevo corso.

 
Alice mi viene incontro stanca, sudata, sorridente e bellissima, come sempre. Ha degli stivali che le conferiscono quel non-so-che che la rendono perfetta per l’ambiente che la circonda.
Mi guardo intorno cercando di carpire più informazioni possibili. Vedo molti cani, molti stand, vedo tracce di cavalli ma non cavalli, ciccioni e culturisti, gente travestita da cowboy, e fatico a capire in che tipo di posto sono capitato.
 
Lo capisco appena oltrepassiamo la zona dei “cacciatori”, ed entriamo nella zona dei “cacciatori sadici”: sono finito in un film horror.
Ci sono uccelli imbalsamati con delle pile al loro interno (non voglio sapere da dove le hanno inserite) che gli fa muovere le ali per farli sembrare vivi. E attrarre altri uccelli. In modo che i cacciatori, appositamente posizionati dietro a un telo mimetico, gli possano sparare.
Penso che se fossi un uccello, e vedessi un mio collega imbalsamato con l’occhio vitreo e le ali che si muovono meccanicamente su e giù, scapperei terrorizzato.
In un altro stand, ci sono degli uccelli vivi, legati stretti in cima a un palo in modo che non possano muoversi. C’è il sole a picco. Questi uccelli non hanno né da mangiare né da bere. Credo li cambino ogni mezza giornata.
 
OK, sono capitato in mezzo a una fiera di cacciatori, con tutte le depravazioni del caso. Adesso devo solo sopravvivere: la mia tecnica di solito è pensare a quando lo racconterò.
 
Lo stand di Alice si trova fra lo stand “levrieri e levrieristi” e quello “segugi e segugisti”.
Poco più in là, immagino ci sia “cani lupo e canilupisti”, “american staffordshire terrier e americanstaffordshireterrieristi”, ma perché no “bayerischer gebirgsschweisshund e bayerischergebirgsschweisshundisti”.
L’unico stand che si frappone fra quello di Alice e quello dei segugisti è uno in cui si vendono giubbotti anticinghiale per cani.
“E’ per evitare che il cinghiale faccia male al cane”, mi spiega Alice.
“Ma il modo migliore per evitare che il cinghiale faccia male al cane non sarebbe quello di lasciare in pace il cinghiale?” domando io. Poi mi ricordo di tutte le volte che al ristorante ho ordinato il cinghiale, e rinuncio all’obiezione.
Però non avevo mai pensato che quel cinghiale che stavo mangiando cucinato alla maremmana potesse essere stato cacciato da un cane con giubbotto anticinghiale. Altrimenti mi sarei sentito un po’ meno Obelix.
 
Lascio un attimo Alice al suo lavoro. Non vorrei mai che le facciano delle storie perché invece di stare allo stand, stava con me. Mi raccomanda di tornare entro mezz’ora, che sarebbe cominciato qualcosa con i cavalli. Non faccio domande, non ce n’è bisogno, tanto non capirei, né mi va di fingermi interessato.
Inizio il mio giro in solitudine.
 
Come prima cosa, vedo un capannello di persone attorno a un recinto. Mi avvicino. C’è un uomo che dà ordini a un cane (fermati! parti! seduto! etc), e il cane che una volta su due li esegue. Tutti i miei amici che hanno un cane hanno una percentuale migliore. Comunque, il pubblico è in estasi. Io anche, perché questi ordini vengono urlati in tedesco. Se chiudo gli occhi, mi sembra una scena di Schindler’s List.
 
Dopo un minuto, ho già visto cinquanta associazioni di caccia.
Per esempio: l’ACI (Associazione Cacciatori Italiana), l’AIC (Associazione Italiana dei Cacciatori), l’ACIT (Associazione Caccia Italia), l’AICA (Associazione Italia Caccia), l’AICP (Associazione Italiana Caccia e Pesca), l’AIPC (Associazione Italiana Pesca e Caccia) l’AISP (Associazione Italiana Solo Pesca), l’AICC (Associazione Italiana Caccia e Caccia), l’AICFN (l’Associazione Italiana Cacciamoci anche Fra Noi), il WWF (World Wildlife Fund), che però è stato finito a fucilate dall’AICP (l’Associazione Italiana Cacciatori di Panda).
Queste Associazioni si stanno per unire sotto un unico cartello, l’AIBAQ (Associazione Italiana Basta che Ammazziamo Qualcosa).
 
C’è lo stand della Montefeltro Sport: un’agenzia che organizza viaggi. Come ci sono le vacanze-studio, le vacanze-lavoro, loro organizzano le vacanze-caccia. Il loro depliant ti spiega, in base a quale animale vuoi uccidere, in quale luogo del mondo puoi andare. Per le beccacce meglio la Scozia, per i conigli va bene anche l’Italia, mentre se vuoi uccidere i cervi devi andare in India.
Per pubblicizzare meglio il loro stand, hanno un leone impagliato.
Non sapevo si potessero legalmente cacciare leoni.
 
Accanto allo stand di Montefeltro, c’è uno dei tanti stand di fucili e doppiette. Espongono i propri prodotti in una specie di vetrina, e chi vuole provarli può prenderli, soppesarli, sentire l’impugnatura, imbracciarli, provare a mirare.
Naturalmente sono scarichi, ma passare di fronte a questi stand significa sentirsi come osservati. Ti giri, e vedi una decina di cacciatori col fucile spianato verso di te, che ti stanno mirando.
 
Uno stand vende dvd con video di caccia. Anche qui c’è un gran capannello di persone. Quando arrivo io, il video è al punto che si vede un cinghiale che sta rotolando giù da un dirupo, e il cacciatore che guarda in camera e spiega che tecnica ha utilizzato, con la stessa espressione con cui il mio professore di matematica mi spiegava la trigonometria. In sottofondo, i lamenti del cinghiale che nel frattempo ha smesso di rotolare e sta agonizzando.
Chissà se, oltre al danno di essere stato ucciso, il cinghiale sta avendo la beffa di ricevere il colpo di grazia da un cane col giubbotto anticinghiale.

(Domani vi racconto il resto )

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