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Diario
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16 giugno 2010

In bocca al lupo Federico!!!!!

Gioco a a calcio da quando ho 8 anni, e dopo un anno da stopper e tre da attaccante, a 12 anni sono passato in porta (di ritorno da due anni di vita in California, per colpa dei quali persi il mio posto da titolare al centro dell'attacco) , e lì sono rimasto.

La mia prima squadra in Italia l'ho avuta che facevo ancora le medie. Si chiamava Saxa Bertoni, giocavamo il campionato dei giovanissimi regionali, e mi allenavo due volte a settimana in un campo a Labaro in cui sono tornato quest'anno per una trasferta finita con una sconfitta.
Sarà un caso, o sarò io che sono troppo attento a queste cose, ma appena finita l'emozione di rivedere il campo in cui giocavo da piccolo, mi è sembrato di scorgere, fra i ragazzi delle giovanili che tradizionalmente giocano prima dei "grandi", un volto conosciuto.
Mi avvicino a un uomo che aveva tutta l'aria di conoscerli, e gli dico "scusi, come si chiama il vostro numero 2?"
Lui mi risponde "Dario".
Io: "Dario Rossi?"
Lui: "sì, perché?"
Io: "Perché lo conosco! Va a scuola al Pasteur, è un mio allievo!"
A quel punto si gira una donna, mi sorride, e fa "io sono la madre!"
Iniziamo una bella conversazione su Dario, su come quello fosse il campo in cui giocavo quando avevo l'età sua, e la madre mi dice che c'è anche un altro suo compagno di classe in squadra. Il numero 10, Giuseppe Bianchi (tutti nomi di fantasia, ovviamente).

Vado a cambiarmi, a indossare la mia maglia numero 1 che mi rende sempre molto orgoglioso (sarà perché ho portato molte volte il 12), e aspetto che finisca la partita dei ragazzi per entrare in campo ed effettuare il riscaldamento.
La squadra dei miei allievi segna un gol all'ultimo minuto, vince quindi 0-1, e tutti escono dal campo abbracciandosi. C'è il primo sole primaverile, i ragazzi sudati si tirano l'acqua, è una scena bellissima.
Dario e Giuseppe stanno uscendo insieme, come sono uscito io dalla stessa porta innumerevoli volte quando avevo l'età loro. Entrando, gli vado incontro. Hanno un attimo di esitazione, non mi riconoscono, in mezzo a un campo, vestito così, ma quando mi riconoscono si divertono, gli faccio i complimenti per la partita, e gli ordino di andare a casa a studiare.

Ma veniamo alla nostra Nazionale impegnata in Sudafrica. Dall'alto della mia quasi ventennale attività di portiere, posso dire che Gigi Buffon è uno dei due-tre migliori portieri che abbia mai visto all'opera. Oltre che per qualità, anche per costanza di rendimento.
Fenomeni ne abbiamo visti tanti (Toldo e Dida, solo per dirne due), ma sono poi crollati dopo relativamente poco. Buffon invece è rimasto sempre all'apice, ci ha fatto vincere il mondiale, e gli voglio un bene che non potrà mai scemare.

Però, adesso, il mondiale di Buffon è a rischio. E non me ne dispiaccio. Tanto, diciamoci la verità, questa squadra fa ridere i polli, non penso che abbiamo reali speranze di rivincere il mondiale. E' quindi venuto il momento di Federico Marchetti.
La storia di Marchetti è splendida.
Ha giocato la prima partita in serie B a 21 anni, nel Treviso, e la prima partita in A l'anno scorso (è dell'83), col Cagliari. Le maglie che ha vestito finora non sono proprio il top: Pro Vercelli, Crotone, Treviso, Biellese, Albinoleffe... Cagliari... e adesso si trova ad essere il primo portiere d'Italia!
Con ogni probabilità, il mondiale dovrà giocarlo lui.
Lo spero davvero, glielo auguro, mi dispiace per Buffon, ma la favola di Marchetti è qualcosa per cui mi sento di tifare davvero, qualcosa per cui mi ricordo che il calcio è ancora uno sport, meraviglioso e affascinante come tutti gli sport (tranne il Team Penning, che invece è avvincente).

Sappiate, oh miei cari lettori che guardate le partite del Mondiale, che ogni minuto che Marchetti sarà in campo, sarà un batticuore per lui. Ogni volta che la squadra avversaria supererà il centrocampo, Marchetti penserà "Oddio, adesso tocca a me! Dai! Non ci posso credere! Sto giocando i Mondiali!!!!!!". Sappiate che, a differenza di tante primedonne strapagate, per Marchetti è fisicamente un sogno che si avvera. Il sogno di tutti i bambini che giocano a pallone nei parcheggi sotto al sole, per la strada dopo scuola usando giacche e cartelle per fare le porte, nei campi di pozzolana dove manca l'acqua calda, nelle trasferte la domenica mattina all'alba.

Quindi, Federico, di cuore: IN BOCCA AL LUPO!

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