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15 settembre 2010

La Gelmini: "leggiamo la Bibbia a scuola". Ma leggiamo la Costituzione, piuttosto!

La notizia di ieri è che il nostro Illuminato Ministro della Pubblica Istruzione, MariaStella Gelmini, ha proposto di leggere la Bibbia nelle scuole.
"Sono favorevole come Ministro, come credente e come cittadina", ha affermato la Ministro, la credente e la cittadina.

Gli argomenti a sostegno di questa tesi? Principalmente, la favoletta antistorica delle
"radici cristiane della nostra civiltà".
Inoltre, la Gelmini dice (non so se per ignoranza, per ottusità, per militanza, o per interesse) "La scuola deve istruire i ragazzi ma deve anche formare dei cittadini responsabili e degli adulti consapevoli dei propri diritti e dei propri doveri. Questo insieme di valori e insegnamenti, nel mondo occidentale, è rappresentato dalla tradizione cristiana". Senza rendersi conto che è la stessa cosa che dicono nelle scuole coraniche: i diritti e doveri come derivati dalla religione, non dalla legge; la sovrapposizione fra peccato e reato; la civiltà che nasce dalla religione e non dalla legge.

Per quanto riguarda le "radici cristiane", è una baggianata colossale che tanti intellettuali, filosofi e storici hanno smantellato prima e meglio di me. Un commentatore scrive che "la cultura occidentale è figlia della polis greca, delle tribù celtiche, della repubblica romana, dei liberi popoli germani, dell'Umanesimo rinascimentale, dell'Illuminismo settecentesco, la religione cristiana è nata in Palestina, Medio Oriente".
Aggiungo io che sì, il Cattolicesimo ha avuto un ruolo fondamentale nella civiltà (e, ahimé, nell'inciviltà) dell'Europa meridionale, ma dire che la nostra civiltà ha radici cristiane è falso, è solo propaganda.

Per quanto riguarda i "valori" che sbandierano i cattolici, di solito si riferiscono ai comandamenti e ai concetti di amore e carità. Cose che non sono affatto prerogative del cristianesimo (come secoli di plagio di massa vorrebbero farci credere): in nessuna società umana è mai stato lecito uccidere o rubare, in tutte le società umane, prima che nascesse il capitalismo borghese (siamo all'incirca nel sedicesimo secolo), gli ultimi venivano aiutati.
Nella Bibbia, al contrario, si inneggia alle cose più abiette: uccisione di adultere e omosessuali, distruzioni, saccheggi, stupri, precetti oggi ridicoli, violenze e discriminazioni di ogni sorta... quanto di più diseducativo possa esserci.

La civiltà moderna si basa sulla separazione dei poteri, sull'uguaglianza degli uomini e delle donne di fronte alla legge, sul progresso scientifico, sulle libertà individuali e sul libero pensiero, sull'incontro fra culture diverse, tutte cose che la Chiesa ha osteggiato per secoli e parzialmente osteggia ancora.

Senza contare poi che la Bibbia è difficilissima da leggere: io ogni tanto leggo qualche pagina dal Nuovo Testamento, e faccio una gran fatica, perché bisogna decifrare tutti i riferimenti, i rimandi, i richiami, se non c'è uno accanto che te la spiega è proprio difficile da capire. Ma ve li immaginate voi, i liceali che hanno difficoltà perfino a leggere "L'isola di Arturo", a leggere un testo così complicato? Come l'Iliade, l'Odissea e la Divina Commedia, di cui infatti la Bibbia ha la stessa valenza letteraria e storica.

E poi c'è un discorso di laicità dello Stato. Questi ministri cattolici francamente hanno rotto. C'è una
sentenza europea che dice che lo Stato è laico, e pertanto bisogna togliere i crocefissi dalle aule. Che facciamo, togliamo i crocefissi e mettiamo la Bibbia? E il Corano allora? I testi sacri delle altre relgioni? I testi di riferimento degli atei? Il fatto che i cattolici siano in maggioranza non dà loro alcun diritto di imporre il loro testi sacri sugli altri. O si leggono tutti, o nessuno.
Io propenderei per tutti, in un'ora di storia delle religioni, che soppianti definitivamente l'ora "di insegnamento della religione cattolica" (si chiama così).

Insomma, questa trovata della Gelmini è veramente una cosa pessima.
Eppure potrebbe avere un effetto perverso, se i sedicenti "fedeli" leggessero veramente la Bibbia, e scoprissero davvero cosa c'è scritto, e si rendessero conto che il Papa (non solo questo, tutti) dicono tutt'altro, spesso e volentieri il contrario, il Vaticano perderebbe di colpo milioni e milioni di adepti.

Io penso che ognuno dovrebbe leggere tutta la Bibbia, ma a casa sua, o a catechismo, o in Chiesa se vuole, perché diventerebbe più colto e si renderebbe di quanto la dottrina ufficiale vaticana l'ha preso per il culo.

A scuola, la scuola pubblica, io farei leggere la Costituzione: quella sì che è una lettura istruttiva, educativa, che ci racconta come è nata la società in cui viviamo (lo Stato Italiano), perché per raccontare bene la Costituzione bisogna raccontare il fascismo, l'antifascismo, la Resistenza, la liberazione, il compromesso fra culture e sensibilità diverse, le diverse forme di Stato, come riconoscere chi e come vuole smantellarla, e soprattutto perché, eccetera.
Stanno lì le cose importanti da sapere, perché è frutto dello sforzo di migliaia di uomini che hanno lottato per farci vivere in un mondo migliore, di liberi, di pari in mezzo a pari.

Il resto è, come diceva Borges, "un ramo della letteratura fantastica". Come tale va letto, capito e studiato. Poi, chi vuole credere davvero che l'abbia scritto o ispirato Dio, lo faccia pure, ma a casa sua, per favore. Io non vi vengo a molestare con "il Vangelo secondo la scienza" di Odifreddi (anche se ne avreste bisogno), voi per favore non venitemi a molestare col Vangelo secondo Marco.

“Io mi domando, onorevoli colleghi, come i nostri posteri fra cento anni giudicheranno questa nostra Assemblea Costituente. Se la sentiranno alta e solenne come noi la sentiamo oggi alta e solenne. Credo che i nostri posteri sentiranno più di noi, fra un secolo, che da questa Costituente è nata davvero una nuova storia, e si immagineranno che mentre si discuteva sulla nuova Costituzione Repubblicana, seduti su questi scranni non siamo stati noi, uomini effimeri, di cui i nomi saranno cancellati e dimenticati, ma sia stato un popolo di morti, di quei morti che noi conosciamo ad uno ad uno, caduti nelle nostre file nelle prigioni e sui patiboli, sui monti e nelle pianure, nelle steppe russe e nelle sabbie africane, nei mari e nei deserti, da Matteotti a Rosselli, da Amendola a Gramsci, fino ai giovanetti partigiani.(..)
Essi sono morti senza retorica, senza grandi frasi, con semplicità, come se si trattasse di un lavoro quotidiano da compiere: il grande lavoro che occorreva per restituire all’Italia libertà e dignità. Di questo lavoro si sono riservata la parte più dura e più difficile: quella di morire, di testimoniare con la Resistenza e la morte la fede nella giustizia. A noi è rimasto un compito cento volte più agevole: quello di
tradurre in leggi chiare, stabili ed oneste il loro sogno di una società più giusta e più umana, di una solidarietà di tutti gli uomini alleati a debellare il dolore.
Assai poco, in verità, chiedono a noi i nostri morti. Non dobbiamo tradirli”
(Piero Calamandrei, da un discorso all’Assemblea Costituente nel 1947)


P.S. Ieri, come ogni anno, sono stato alla messa di cui chi mi segue dalla primissima ora ha letto in
questo post. Il frate che augurava la morte e l'inferno ai bestemmiatori si è dato una calmata, sarà l'età, ma continua a combattere la sua battaglia perché ognuno abbia una croce dentro casa. In effetti è sempre tanto bello mettersi dentro casa miniature di strumenti di tortura e di morte.

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