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Diario
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5 ottobre 2010

La famiglia Canpiccoli

Bentrovati! Non mi avete sentito per un paio di giorni perché ho fatto un weekend con Alice in uno splendido agriturismo nella Val D'Orcia. Ha piovuto tutto il tempo, e ho fatto a tempo a prendermi: raffreddore, febbre, afte, e bolle sulla lingua che mi impediscono di parlare come una persona normale.

Sabato sera, quando le mie condizioni di salute erano ancora decenti, siamo rimasti a mangiare nell'agriturismo, dove allevano le mucche chianine. La parte triste è che sabato mattina ho passato un sacco di tempo con loro, le mucche, gli ho dato dei fili d'erba che mi hanno mangiato dalle mani, ho provato a toccarle (al di là di un filo spinato) ma loro si sono ritratte perché, mi hanno spiegato, essendo selvatiche non sono avvezze al contatto umano.
Triste, dicevo, perché quella stessa sera ho mangiato una tagliata forse della stessa mucca con cui avevo socializzato la mattina.

Dopo la cena, tornati in camera, ho scritto questo post, ripromettendomi che lo avrei pubblicato appena tornato a casa. Eccolo qui.

Quando scendiamo per la cena, sono le otto in punto. Usciti dalla nostra stanza, sentiamo un abbaiare acuto e isterico provenire da una Doblò blu parcheggiata accanto alla nostra Punto a metano. C’è un Pincher lungo non più di quaranta centimetri che si gira nella macchina, abbaiando senza soluzione di continuità. I padroni non gli hanno lasciato nemmeno un po’ di finestrino aperto.
Non potevano lasciarlo a casa? Non potevano legarlo col guinzaglio a un albero, visto che stiamo in un agriturismo? Anzi, non potevano lasciarlo direttamente libero?

Entriamo, e la vediamo tutta schierata, la famiglia Canpiccoli, uguale a mille altre famiglie Canpiccoli che popolano il pianeta Terra.
In tutte le famiglie Canpiccoli:

- Lui è palestrato, lampadato, pelato o col ciuffo unto.
- Lei è bella, palestrata anche lei, e più giovane di lui.
- La suocera cerca di dimostrare qualche decennio in meno, ingenerando un effetto-tardona che sarebbe comico se non fosse grottesco. Nel nostro caso specifico, bionda ossigenata, con lo smanicato argentato.
- Hanno la Multipla, il SUV o un assimilabile.
- Lui ha sempre un’aria da duro che non perde mai, nemmeno quando si rivolge alle figlie. Di solito lo fa per rimproverarle, a volte per giocare con loro ostentandolo, quasi mai per parlarci, mai per ascoltarle.
- Già, i figli. Quelli di solito sono piccoli, e sono ancora normali.
- Secondo me votano Pdl, ma questo non posso provarlo.
- Lui si annoia.
- Ovviamente, hanno un cane piccolo (e, va da sé, stronzo).

Nel caso specifico, il nostro signor Canpiccoli tradisce l’unico sussulto di vita quando viene raggiunto telefonicamente da un amico. Lì ride, chiede (intima) alla moglie di farlo passare. Lei scatta in piedi come se avesse ricevuto un ordine direttamente da Dio, un Dio che si venera perché se ne è terrorizzati, e lui va a parlare fuori. Quando torna ha ancora il sorriso, ma solo per qualche secondo. Poi torna l’aria da duro annoiato di cui sopra.

Sembra che, per lui, portare la famiglia fuori a cena sia un lavoro. Sembra che lo faccia perché deve. Questa non è una caratteristica comune di tutti i signori Canpiccoli, solo di alcuni. Ma forse, per gli altri, è lo stesso lavoro che cercano solo di farsi piacere un po’ di più.

Quando finisce la cena, entrambe le Canpiccoline stanno dormendo già da un pezzo. La più piccola non si sveglia quando la mamma le dice che è ora di andare. Allora il signor Canpiccoli la prende in braccio, con la mano libera le mette la giacca sulle spalle, e la porta fuori. La bambina si sistema, e continua a dormire meglio di prima.

Spero che il cane piccolo dei Canpiccoli non sia morto di asfissia, o di solitudine.

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