.
Annunci online

 
ProfessorWoland 
Archivio storico di politica, satira, racconti e diari di un annetto difficile
<%if foto<>"0" then%>
 
  Ultime cose
Il mio profilo
  Feed RSS di questo blog Rss 2.0
Feed ATOM di questo blog Atom
  Login Lacedonia
eCarta
  cerca

LA MIA RUBRICA DI APPUNTI
DI SCRITTURA CREATIVA:

"A portata di penna"
(ogni 2 giovedi fino a maggio 2013) 

ImagesTime.com - Free Images Hosting

I MIEI ARTICOLI:

* Tecniche di narrazione

* Riscrittura

* Recensione di "Italia Annozero"

 * Recensione di "Il viaggio dell'Eroe"
(parte 1)

* Recensione di "Il viaggio dell'Eroe"
(parte 2)

*  Daniele Luttazzi: Preparazione H e cinti erniari per principianti

* Daniele Luttazzi: Mentana a Elm Street

CLICCATE QUI
per scaricare la lettera a/r da
mandare alla vostra parrocchia
PER SBATTEZZARVI!

 


 

diario |
 
Diario
1visite.

12 ottobre 2010

Rappresentanti, non dipendenti

E' da un po' che volevo scrivere questo post, lo faccio finalmente oggi.
Lo spunto mi è dato dall'
intervento di Duccio Facchini ad Annozero di giovedi scorso per "Generazione Zero". Duccio è stato uno dei contestatori di Dell'Utri a Como, ed ha avuto 3 minuti in trasmissione per spiegare che è sbagliato criminalizzare il dissenso.
Era visibillmente emozionato (e ci credo), ma mentre lo ascoltavo pensavo che stava parlando davvero bene.

Quando, ad un certo punto, lo scivolone. Ha detto che i politici sono i nostri dipendenti, ripetendo così una delle tante ipersemplificazione grilliane. Ormai lo slogan "i politici sono nostri dipendenti" ha fatto breccia nell'immaginario collettivo dei giovani che vogliono una politica più pulita e più vicina.
Il problema è che è uno slogan in tutto e per tutto berlusconiano. E' falso, semplice e semplicistico, ti fa sentire superiore, per accettarlo devi aver studiato poco. Non a caso è stato coniato da un arringatore di folle, populista e demagogo.

Quello che mi dispiace è che i ragazzi che dicono che i politici sono nostri dipendenti (e lo dicono talmente tanto spesso che poi finiscono inevitabilmente per pensarlo) sono animati da una sincera partecipazione e desiderio di una politica più giusta, sono ragazzi colti, gente che si impegna per un'Italia migliore. Non sono i quattro coattelli ignoranti che urlano slogan fascisti. Sono ragazzi seri, a cui va la mia stima.

Però non sanno di essere vittime dello stesso populismo berlusconiano che loro combattono: non so se sanno che non importa da quali intenzioni sei animato, ma se ripeti slogan ignoranti, sei un ignorante e basta.
Allora cerchiamo di chiarire le cose sui politici: i politici sono i nostri rappresentanti.

Come ho già scritto altre volte, in un sistema di democrazia rappresentativa come l'Italia, il Parlamento è eletto dal popolo, e risponde al popolo. Deve controllare il Governo, approvare le leggi, ogni parlamentare rappresenta chi lo ha votato. Se io e altre cento persone siamo a favore dell'autostrada Cagliari-Palermo, manderemo in Parlamento uno che farà questa proposta per noi (pensa poi che delusione appena gli faranno vedere al mio una cartina geografica). Questo si intende per rappresentanza. Uno che va nel posto dove si decide a portare le mie istanze.

Detto per inciso: questo principio elementare è quello che rende illegittima questa legge elettorale, vanifica l'argomento "Berlusconi l'ha eletto il popolo", e svariate altre cose che si sentono dire in giro.

Detto questo, se vedi i politici come tuoi dipendenti hai sbagliato due volte: primo, perché chi ti rappresenta non dipende da te. Una volta che ha preso il tuo voto (c'è scritto sulla Costituzione), è eletto senza vincolo di mandato. Sarai poi tu cittadino, alle prossime elezioni, premiarlo con la rielezione o meno. Se è per questo, anche la giustizia viene amministrata nel nome del popolo. Allora sono nostri dipendenti anche i magistrati?
Secondo: hai sbagliato perché in concetto stesso di metafora aziendale è un concetto volgare e, soprattutto, berlusconiano. Se tu vedi qualcuno come tuo dipendente, lo stai vedendo con superiorità e malcelato sprezzo. Tu sei superiore, lui è inferiore, è un sottoposto, e deve fare quello che dici tu.
Certo, la classe politica fa di tutto per farsi odiare, ma rispondere con la spocchia da capetto significa imporre la stessa ingiustizia che si subisce. Come punire l'omicidio con la pena di morte. Mi chiedo che senso abbia.

Esiste una differenza sostanziale fra un dipendente e un rappresentante. Anche se siamo animati dalle migliori intenzioni, non dovremmo mai dimenticarlo. Non siamo diversi dai berlusconiani perché diciamo cose diverse, siamo diversi da berlusconiani perché pensiamo in modo diverso, studiamo, e alle banalizzazioni propagandistiche preferiamo la cultura.
Capito, Duccio?

sfoglia
settembre        novembre