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27 ottobre 2010

L'anonimato su internet - il caso Luttazzi

Oggi vorrei dare un seguito a questo post del 23 giugno, in cui affrontavo lo spinoso tema dei nickname con cui si firma ormai tutto su internet.
L'occasione me l'ha data
questo post di Daniele Luttazzi, in cui spiega che il linciaggio che ha subito è in larga parte dovuto all'anonimato che la rete ti consente. Ora: su Luttazzi mi sono fatto un'idea piuttosto chiara, ovvero che è stato martirizzato più di quanto effettivamente meritasse, ma che ci sono anche delle cose che, nella sua difesa e contrattacco, non spiega perché non può spiegare.
Mi ha molto colpito la sua frase

L'abuso dell’anonimato in Rete per confezionare attacchi diffamatori (che poi giornali, tv e web amplificheranno con colpevole disinvoltura senza assumersene la responsabilità) mette ogni preda ambita alla mercé dei mascalzoni di turno [...] Se la stampa frettolosa fa i lettori ciechi, il web, il suo anonimato, e la sua memoria indelebile favoriscono i linciaggi: dei perfetti ignoranti, incappucciati e mossi da veleno, non fanno in tempo a sputacchiare le loro sentenze dilettantesche che subito si avanzano sgomitando i volontari per le ronde".

Questo è senz'altro vero. Internet è una cosa splendida, ma oggi si trova a dover fronteggiare un grosso problema, che è quello dell'anonimato.
Se io vado in piazza a manifestare contro il Governo, ci vado con la mia faccia. Attorno a me ho una serie di persone fisiche che posso riconoscere, e che possono riconoscere me. E' questo il bello. Io metto il mio nome, la mia faccia, la mia persona, la mia credibilità al servizio della causa che sto sostenendo.
Questo da una parte mi dà forza, perché quello che ho da dire è concreto, lo si può quasi toccare. Dall'altra parte è un calmieratore implicito degli insulti, delle idee violente o superficiali. In ogni caso, è la garanzia che, in un dibattito, io entro, dico la mia e poi ascolto gli altri. Ovvio? Non credo proprio.

Su internet succede l'opposto. Molto spesso, sui siti dove è possibile commentare come voglioscendere, il fatto, il blog di beppe grillo, i commentatori sono anonimi. Mi sono trovato (all'inizio, ora cerco di evitare) ad argomentare io-Pierpaolo Buzza con un generico "Mario", "Jimmy", e quant'altro.
Sul sito del Fatto, non esagero se dico che il 99% dei commenti sono scritti da nick (quindi anonimi), e anche l'1% che firma con nome e cognome, sono dati non verificabili. Io scrivo con nome vero e verificabile: basta cliccare sul mio nome, e si viene ridiretti a questo blog. Leggo e scrivo sul sito del Fatto tutti i giorni, e finora, di casi come il mio (nome vero e verificabile) ne ho trovato UNO.

L'anonimato consente svariate degenerazioni:
1) non ti dà la responsabilità di quello che stai dicendo. Il che lascia spazio a insulti, arbitrii, superficialità, qualunqunquismi, ed è normale e logico che il tenore del dibattito si abbassi, fino a renderle inutile il dibattito stesso. Se si può dire qualsiasi cosa senza correre il rischio di chiamati a risponderne, quante persone manterranno un tono civile o ammetteranno di aver avuto torto? Pochissime, ve lo assicuro. Io una volta l'ho fatto: ho ammesso di aver sbagliato in una data circostanza (e l'ho fatto solo perché sotto l'opinione "sbagliata" c'era scritto Pierpaolo Buzza), e i redattori del Fatto, increduli, mi hanno pubblicato sulla versione cartacea.
Io sono fermamente convinto che tanta gente, anche sui blog (che perdipiù sono anonimi, e commentati da anonimi) non scriverebbe i tre quarti delle cose che scrive, se fosse costretta a firmarsi con nome e cognome veri.

2) l'anonimato favorisce lo spam: se si vuole sostenere una causa, semplicemente si spamma. Io entro con un nick e scrivo che il gelato alla vaniglia è il più buono del mondo. Poi entro con un altro nick e scrivo la stessa cosa. Poi un altro, e così via. Così sembra che molte persone amino il cioccolato alla vaniglia, quando invece magari sono pochissime ma ben agguerrite.

Queste sono due distorsioni del confronto normale, esemplificate dal linciaggio che ha subito Luttazzi. O dal linciaggio che subisce chi scrive qualcosa di anche minimamente critico nei confronti di Grillo.
Il potere dei sovrani premoderni non era leggittimato, ma era un'investitura diretta di Dio. Il potere di Berlusconi è la stessa cosa, ma al posto di Dio c'è un concetto altrettanto astratto, vago, intangibile e inverificabile: il popolo. Nel caso di Grillo, è la rete. La rete (ma cos'è 'sta rete, poi?) l'ha investito come il suo guru, e molti grillini la perlustrano pronti ad azzannare (sempre rimanendo anonimi, ovviamente) chi critica Grillo.
Del resto, un tipo di leaderismo berlusconiano non può che generare il tipo di proselitismo berlusconiano.

Io invito alla cautela, prima di considerare il web come salvifico, perché il fatto che sia abitato in larghissima parte da anonimi ne aumenta il potenziale distruttivo, istintivo, triviale e primitivo.

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