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29 ottobre 2010

Il business delle false malattie - "dolore misterioso"

Oggi vi vorrei segnalare questo splendido articolo apparso stamattina su Repubblica.it. Si chiama "il business delle false malattie, ecco i trucchi delle industrie", sottotitolo "Si moltiplicano le giornate dedicate a una patologia: sono 60 a livello nazionale. Osteoporosi, menopausa e timidezza: un tempo non erano considerate disfunzioni, ora sì. E sale il costo per sanità pubblica e famiglie: 4 miliardi all'anno. Ecco come le major del medicinale riescono a venderci farmaci inutili".

Ve lo segnalo perché da tempo ormai sono convinto che viviamo tutti in una sorta di ossessione patologicista, per cui bisogna rassegnarsi a convivere coi farmaci per debellare le imperfezioni del corpo.
Io sono una specie di talebano quando si tratta di farmaci: mi rifiuto di assumere anche solo un integratore se non penso che sia assolutamente necessario. Questo per un motivo semplice: un farmaco è una bomba chimica che noi buttiamo nel nostro corpo, e per una cosa che ci risolve, ce ne scassa altre tre.
Perché io prenda qualcosa devo essere tanto ammalato, o tanto spaventato. Forse eccedo nel mio rifiuto di tutto ciò che non sia naturale, ma penso che il corpo abbia un suo ritmo, che bisogna saper ascoltare, e sono fermamente convinto che anche un decorso sia una terapia.
Io credo che certe volte bisogna stare male. Vivere fino in fondo l'influenza, il dolore (fino a che è possibile. Ora sto con una borsa del ghiaccio sul ginocchio e stanotte alle 3:30 ho preso un antidolorifico, ma non riuscivo a dormire), come anche la tristezza e l'apatia.
Bisogna vivere fino in fondo il processo della malattia per vivere in fondo il processo della guarigione, e imparare a convivere con i sintomi (sempre che, beninteso, non siano troppo pericolosi o troppo debilitanti) senza averne paura.

Ma la maggior parte delle persone che conosco la pensano esattamente al contrario. Un mio caro amico, che utilizzerò come paradigma di un diffuso modo di fare, è sempre assalito da mille piccoli e grandi fastidi, e ogni volta che se ne presenta uno, ci spara sopra col bazooka, prendendo pasticche, integratori, bustine, gocce, qualsiasi cosa, pur di eliminare l'imperfezione.
Questa strategia è fallimentare due volte: primo perché, come detto, le medicine fanno bene al sintomo che vogliamo curare, ma fanno male a tutto il resto. Secondo, perché così facendo non si interviene sulla malattia, ma sul sintomo.
Mi domando: che senso ha prendere sistematicamente pillole per il mal di testa, se non sai quel mal di testa da cosa è generato? Può anche passarti il mal di testa, e dopo un po' magari ti verrà mal di pancia. E così via all'infinito.

Purtroppo la medicina occidentale è da sempre concentrata sulla cura immediata del sintomo, ma per secoli ha tralasciato la causa, quindi la guarigione, dalla malattia. Quindi si è specializzata negli interventi di pronto soccorso, ma non guarisce veramente nessuno.
A questo aggiungiamo che le multinazionali del farmaco, come spiegato nell'articolo che vi ho linkato all'inizio, fatturano miliardi e reggono buona parte del sistema capitalistico in cui vive il cosiddetto "Occidente", e capiamo perché in Europa, come negli USA, sia diffusa la tendenza isterico-compulsiva di imbottirsi di medicinali per qualsiasi cosa - anche cose che fino a pochi anni fa non erano considerate malattie (menopausa, vecchiaia, tristezza, calvizie, etc).

Il concetto è questo, e dopo che avrete letto l'articolo sarà ancora più chiaro:
A CONVINCERCI CHE SIAMO MALATI SONO LE STESSE MULTINAZIONALI FARMACEUTICHE CHE CI VENDONO LE "CURE".

Un esempio su tutti: andate su questo link (doloremisterioso.it, un nome che è tutto un programma). Difficilmente riuscirete a uscirne senza essere convinti di avere un fantomatico "dolore neuropatico". Chi ha sponsorizzato tutta l'operazione? La Pfizer. Che produce il Lyrica, che sarà venduto come cura del dolore neuropatico.

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