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9 giugno 2010

Game Fair - part 2/2

(continua da ieri: in questo momento della storia sto facendo un giro per una fiera di cacciatori)

Uno stand di richiami vende finte allodole albanesi. Che notoriamente tolgono il lavoro alle finte allodole italiane. Gli stessi gestori dello stand sembrano sbarcati da un gommone cinque minuti fa.
 
Ci sono due modelle vestite da cowboy di cui una sta in piedi in una bacinella piena di fango. La cosa sembra non disturbarla più di tanto. Pubblicizza degli stivali. La pubblicità mette in mostra come, se comprate quegli stivali, anche voi potrete mettervi in una bacinella piena di fango.
 
C’è uno stand di caccia e pesca, accanto a un altro stand di caccia e pesca, in diagonale a uno stand di caccia e pesca che sta dietro a uno stand di caccia e pesca, dove si vendono stivali per caccia e pesca, giubbotti per caccia e pesca, cappelli per caccia e pesca, pantaloni per caccia e pesca, matrioske per caccia e pesca, piante per caccia e pesca, pesca per caccia e pesca. Madonna che palle 'sto posto.
 
Vendono perfino gli ombrelli mimetici. Se vedessi un uomo portarlo in città, penserei che ha dei problemi.
 
Sento un rumore assordante. Corro a vedere da dove viene. Sembra una cosa violentissima. E invece no, vivaddio, è solo un attrezzo per fare giardinaggio.
(Che ci fa lì in mezzo?)
 
C’è uno stand che si chiama “Madrugar - l’evoluzione della caccia”.
Lo stand è deserto, anche se ci sono due hostess supergnocche. Faccio dunque l’equazione: hostess fighe + stand vuoto = le hostess sono un’esca. Se mi avvicino, mi sparano. Sarà questo che intendono per “evoluzione della caccia”?
Sono poi andato sul loro sito internet. Dopo la presentazione, invece di “entra”, c’è scritto “spara qui”.
 
C’è uno stand di pesca con la mosca. Che carini. Qua in mezzo, mi sembrano i più pacifici.
 
Uno snack bar vende spuntini a base di filetto di orso marsicano, e crostini con grasso di cucciolo di foca.
 
In un’altra ala della fiera c’è una musica country in sottofondo, qui tutti fanno finta di fare i cowboy. La musica è dal vivo. I musicisti sono vestiti da cowboy. Faranno 40 gradi. Cowboy con la chitarra elettrica. Questo è il paradiso di Bush. Ma neanche, perché Bush ha il west vero, ha un vero ranch in Texas. Questo è il paradiso di Calderoli.
 
I bambini fanno finta di mirare con fucili finti.
 
E' da quando ho parcheggiato che sento rumore di fucili, come se ci fosse gente che sta sparando. Scopro che in effetti STANNO sparando, ma non riesco a capire a cosa. Spero si stiano sparando fra di loro.
 
E’ passata giusto mezz’ora, e ho finito il mio giro. Torno allo stand, e Alice è in trepidazione. E’ il momento del Team Penning.
Il Team Penning è un avvincente sport in cui tre cavalieri devono isolare tre fra una mandria di vitelli numerati, e chiuderli in un recinto.
I tre cavalieri hanno un minuto per compiere questa avvincente operazione.
Di tutte le avvincenti squadre che ho visto, non ce ne è riuscita neanche una. I vitelli, impauriti, scappavano ognuno per fatti propri, ignorando le urla isteriche dei cavalieri che tentavano di ricondurre i vitelli all’ordine con le cattive.
Mentre mangiavo pistacchi, chiedevo a Alice le regole di quell’avvincente gara. Dopo avermene spiegate un po’, si è infastidita e ha preso a tirarmi addosso gocce di Pepsi.
Sulle più avvincenti fra le azioni avvincenti, Alice commentava “bellissimo… splendido…” ed era molto indispettita che io tifassi per i vitelli.
 
Mentre torniamo allo stand, sento il seguente annuncio:
“Sta per iniziare la dimostrazione –traccia di sangue artificiale per recupero animali feriti-”.
Quando ci arrivo, vedo una serie di bassotti che annusano delle tracce, arrivano in un punto, e tornano indietro. Uno dopo l’altro. Sempre lo stesso percorso. Gli avventori sono estasiati. Io sento il sole in testa, guardo i bassotti, e sento che in quella scena c’è qualcosa che non quadra: la mia presenza lì. Torno allo stand.
 
Non so perché il rapporto dell’uomo con l’animale debba essere per forza così morboso. L’essere umano che interagisce con l’animale o lo ama più delle persone, o lo caccia. Qui, perlopiù, lo cacciano.
Però conosco persone che vogliono più bene al loro cane di quanto ne vogliano a loro padre. Conosco persone che trattano il proprio gatto meglio di come trattano sé stesse. E, da ieri, conosco anche persone che comprano cadaveri di piccioni impagliati con le pile, per attrarre altri uccelli e sparargli. Da ieri so che c’è gente che va fino in India solo per sparare ai cervi.
Io stesso nutro per alcuni gatti una specie di odio, che non è giustificabile in nessun modo.
Fa tutto parte del modo con cui l’uomo si relaziona alla propria parte animale. Perché tanta ossessione? Perché questa esigenza di idolatrare la bestia fino a farne un oggetto di culto?
 
Superchicca bonus: finisco di scrivere questo racconto, chiudo word, vado sul sito di libero per controllarmi la posta.
Leggo testuali parole:
 
Muore travolto da un treno per recuperare cane
Venezia, 38enne enologo corre sui binari per riprendere Fido e finisce ucciso. Ferita anche la figlia di 7 mesi che portava nel marsupio.
 
Cerchiamo di immaginare la scena: un uomo è alla stazione con la bimba nel marsupio e il cane. Il treno si avvicina. Il cane si butta sui binari. L’uomo rischia la propria vita E QUELLA DELLA BIMBA DI SETTE MESI per salvare il cane.
L’uomo è morto, la bambina è gravissima. Ognuno tragga le conclusioni che vuole.
L’articolo non dice niente del cane.


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permalink | inviato da Pierpaolo Buzza il 9/6/2010 alle 7:30 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa

8 giugno 2010

Game Fair - part 1/2

Questo weekend sono stato al Game Fair.

In realtà volevo solo andare a trovare Alice, stare con lei un pomeriggio, vedere per un attimo il suo mondo, e pensavo che il Game Fair lo fosse.
Il Game Fair si trova a Tarquinia Lido, e teoricamente è una fiera dedicata agli animali. E’ per questo che la casa editrice in cui lavora Alice, dedicata unicamente a pubblicazioni sui cani, avesse lì uno stand.
 
In realtà, più che una fiera su cani e cavalli, il GF è una fiera su come si possono usare cani e cavalli per uccidere tutto il resto del creato.
Appena parcheggiato sento rumori come di spari. Penso siano fuochi d’artificio, ma non faccio mente locale sul fatto che sono le due di pomeriggio.
Mi chiama Alice, dicendomi di avvicinarmi al retro, che lei sarebbe uscita e mi avrebbe consegnato un pass.

Vado sul retro, non trovo lei ma trovo un cancello aperto, entro. Nessuno mi chiede niente. Solo in seguito avrei capito quale enorme rischio avevo corso.

 
Alice mi viene incontro stanca, sudata, sorridente e bellissima, come sempre. Ha degli stivali che le conferiscono quel non-so-che che la rendono perfetta per l’ambiente che la circonda.
Mi guardo intorno cercando di carpire più informazioni possibili. Vedo molti cani, molti stand, vedo tracce di cavalli ma non cavalli, ciccioni e culturisti, gente travestita da cowboy, e fatico a capire in che tipo di posto sono capitato.
 
Lo capisco appena oltrepassiamo la zona dei “cacciatori”, ed entriamo nella zona dei “cacciatori sadici”: sono finito in un film horror.
Ci sono uccelli imbalsamati con delle pile al loro interno (non voglio sapere da dove le hanno inserite) che gli fa muovere le ali per farli sembrare vivi. E attrarre altri uccelli. In modo che i cacciatori, appositamente posizionati dietro a un telo mimetico, gli possano sparare.
Penso che se fossi un uccello, e vedessi un mio collega imbalsamato con l’occhio vitreo e le ali che si muovono meccanicamente su e giù, scapperei terrorizzato.
In un altro stand, ci sono degli uccelli vivi, legati stretti in cima a un palo in modo che non possano muoversi. C’è il sole a picco. Questi uccelli non hanno né da mangiare né da bere. Credo li cambino ogni mezza giornata.
 
OK, sono capitato in mezzo a una fiera di cacciatori, con tutte le depravazioni del caso. Adesso devo solo sopravvivere: la mia tecnica di solito è pensare a quando lo racconterò.
 
Lo stand di Alice si trova fra lo stand “levrieri e levrieristi” e quello “segugi e segugisti”.
Poco più in là, immagino ci sia “cani lupo e canilupisti”, “american staffordshire terrier e americanstaffordshireterrieristi”, ma perché no “bayerischer gebirgsschweisshund e bayerischergebirgsschweisshundisti”.
L’unico stand che si frappone fra quello di Alice e quello dei segugisti è uno in cui si vendono giubbotti anticinghiale per cani.
“E’ per evitare che il cinghiale faccia male al cane”, mi spiega Alice.
“Ma il modo migliore per evitare che il cinghiale faccia male al cane non sarebbe quello di lasciare in pace il cinghiale?” domando io. Poi mi ricordo di tutte le volte che al ristorante ho ordinato il cinghiale, e rinuncio all’obiezione.
Però non avevo mai pensato che quel cinghiale che stavo mangiando cucinato alla maremmana potesse essere stato cacciato da un cane con giubbotto anticinghiale. Altrimenti mi sarei sentito un po’ meno Obelix.
 
Lascio un attimo Alice al suo lavoro. Non vorrei mai che le facciano delle storie perché invece di stare allo stand, stava con me. Mi raccomanda di tornare entro mezz’ora, che sarebbe cominciato qualcosa con i cavalli. Non faccio domande, non ce n’è bisogno, tanto non capirei, né mi va di fingermi interessato.
Inizio il mio giro in solitudine.
 
Come prima cosa, vedo un capannello di persone attorno a un recinto. Mi avvicino. C’è un uomo che dà ordini a un cane (fermati! parti! seduto! etc), e il cane che una volta su due li esegue. Tutti i miei amici che hanno un cane hanno una percentuale migliore. Comunque, il pubblico è in estasi. Io anche, perché questi ordini vengono urlati in tedesco. Se chiudo gli occhi, mi sembra una scena di Schindler’s List.
 
Dopo un minuto, ho già visto cinquanta associazioni di caccia.
Per esempio: l’ACI (Associazione Cacciatori Italiana), l’AIC (Associazione Italiana dei Cacciatori), l’ACIT (Associazione Caccia Italia), l’AICA (Associazione Italia Caccia), l’AICP (Associazione Italiana Caccia e Pesca), l’AIPC (Associazione Italiana Pesca e Caccia) l’AISP (Associazione Italiana Solo Pesca), l’AICC (Associazione Italiana Caccia e Caccia), l’AICFN (l’Associazione Italiana Cacciamoci anche Fra Noi), il WWF (World Wildlife Fund), che però è stato finito a fucilate dall’AICP (l’Associazione Italiana Cacciatori di Panda).
Queste Associazioni si stanno per unire sotto un unico cartello, l’AIBAQ (Associazione Italiana Basta che Ammazziamo Qualcosa).
 
C’è lo stand della Montefeltro Sport: un’agenzia che organizza viaggi. Come ci sono le vacanze-studio, le vacanze-lavoro, loro organizzano le vacanze-caccia. Il loro depliant ti spiega, in base a quale animale vuoi uccidere, in quale luogo del mondo puoi andare. Per le beccacce meglio la Scozia, per i conigli va bene anche l’Italia, mentre se vuoi uccidere i cervi devi andare in India.
Per pubblicizzare meglio il loro stand, hanno un leone impagliato.
Non sapevo si potessero legalmente cacciare leoni.
 
Accanto allo stand di Montefeltro, c’è uno dei tanti stand di fucili e doppiette. Espongono i propri prodotti in una specie di vetrina, e chi vuole provarli può prenderli, soppesarli, sentire l’impugnatura, imbracciarli, provare a mirare.
Naturalmente sono scarichi, ma passare di fronte a questi stand significa sentirsi come osservati. Ti giri, e vedi una decina di cacciatori col fucile spianato verso di te, che ti stanno mirando.
 
Uno stand vende dvd con video di caccia. Anche qui c’è un gran capannello di persone. Quando arrivo io, il video è al punto che si vede un cinghiale che sta rotolando giù da un dirupo, e il cacciatore che guarda in camera e spiega che tecnica ha utilizzato, con la stessa espressione con cui il mio professore di matematica mi spiegava la trigonometria. In sottofondo, i lamenti del cinghiale che nel frattempo ha smesso di rotolare e sta agonizzando.
Chissà se, oltre al danno di essere stato ucciso, il cinghiale sta avendo la beffa di ricevere il colpo di grazia da un cane col giubbotto anticinghiale.

(Domani vi racconto il resto )

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