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permalink | inviato da Pierpaolo Buzza il 26/1/2011 alle 12:31 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

31 ottobre 2009

Storicizzare la spinta indipendentista meridionale

Ogni tanto torna fuori il discorso dell'MpA (Lombardo), del Pdl del meridione (Miccichè), insomma, di una specie di Lega del Sud. Proprio ieri il Tg3 dedicava ampio spazio a questa frattura nella maggioranza. Sono anni che, periodicamente, l'argomento torna alla ribalta, ma ultimamente sembra più importante che mai.
Ci si potrebbe domandare " Ma perché proprio adesso queste divisioni nel centrodestra al Sud? Perché queste spinte autonomiste?". Forse storicizzarle un po' può aiutarci a capire meglio.

In tondo nero gli estratti del libro, in corsivo blu i commenti miei.

TRATTO DA SAVERIO LODATO E ROBERTO SCARPINATO, "IL RITORNO DEL PRINCIPE", ED. CHIARELETTERE (2008), PP. 287-291.
RS: "E' stato processualmente accertato, con sentenze definitive, che i vertici di Cosa Nostra vengono variamente contattati (dallo Stato) per intavolare una trattativa. Uno dei mediatori della trattativa è Vito Ciancimino che inteloquisce con alcuni ufficiali dei Reparto operativo speciale dei carabinieri. Viene fornito un elenco di richieste di Cosa nostra - il cosiddetto "papello" (...) - che chiede impunità per i vertici, e la revoca di alcune leggi antimafia. (...)" (questo
papello è poi stato consegnato: corrisponde a quanto sostiene Scarpinato)
SL: "Che esito ha la trattativa?"
RS: " La trattativa si apre troppo tardi. Rallenta ma non blocca una complessa strategia terroristica eversiva già avviata che si proponeva di destabilizzare il quadro politico esistente, dando vita a un nuovo assetto politico-istituzionale del Paese. (...)"
(...)
SL: "in cosa consistevano la strategia e il nuovo ordine?"
RS: "il progetto si può telegraficamente riassumere nei seguenti punti:
1) Destabilizzare politicamente il Paese mediante una escalation progressiva di stragi (...).
2) Disarticolare alcuni punti di resistenza istituzionale, (ne ho parlato nel mio
post di ieri) come il ministero della Giustizia, retto da Claudio Martelli (...) e la presidenza della Repubblica, allora retta da uno straordinario Oscar Luigi Scalfaro (...)
3) Azzerare alcuni vertici politici del vecchio sistema (...)
4) Creare un nuovo soggetto politico finalizzato a dare vita a un quadro nazionale di alleanze per realizzare una riforma federale dello Stato. Tale nuovo soggetto doveva essere una Lega Meridionale (quanto assomiglia all'Mpa?), costruita sul modello della Lega Nord già esistente, nella quale far confluire gran parte del consenso elettorale in libera uscita dai contenitori politici tradizionali ormai in disfacimento della Prima Repubblica. La Lega meridionale si sarebbe presentata alle elezioni conseguendo un significativo numero di parlamentari che si sarebbe sommato a quello già elevato della Lega Nord, allora in piena ascesa. L'alleanza tattica tra le due leghe avrebbe dato vita a una forza politica in grado di fare da ago della bilancia dei futuri equilibri e di imporre una riforma federale dello Stato (tipo il referendum di riforma della Costituzione in senso federalista e presidenzialista bocciato nel 2006?).
Tale riforma si proponeva di disarticolare il Paese in tre macroregioni, simili a Stati autonomi (una c'è già, è la Padania, su quella del Sud sembra ci stiano lavorando proprio in questi giorni), con un proprio presidente, una propria polizia (tipo le ronde?), una propria magistratura, un proprio sistema tributario (è il federalismo fiscale).
La macroregione del Nord si sarebbe liberata dalla zavorra di un Meridione incapace di reggere le sfide dell'economia globale e si sarebbe agganciata al treno dell'Europa.
Il Meridione sarebbe stato abbandonato alle mafie e a una economia alternativa. Quella criminale e quella tipica dei porti franchi: defiscalizzazione, case da gioco e paradiso offshore per tutti i capitali del mondo. La Sicilia, in particolare, si candidava a essere una sorta di Singapore del Mediterraneo.
In questo modo, Cosa Nostra avrebbe conseguito non solo l'impunità per il passato, ma anche il controllo politico-economico della Sicilia, ottenendo così dai registi del piano politico-eversivo ciò che non era riuscita a ottenere dai referenti del vecchio ordine politico i quali avevano "voltato le spalle" o perché caduti in disgrazia o per opportunismo (...) "

Dopo aver letto queste parole, riusciamo a inquadrare meglio anche la storia più nota: nato nel settembre 1993, "Sicilia Libera" è il partito politico (fondato da Bagarella col consenso di Riina) che si proponeva di raggiungere questi obiettivi. Successivamente, Provenzano fece tramontare questo progetto per appoggiarsi alla neonata Forza Italia.
Forse il progetto non fu accantonato, ma solo rimandato di una quindicina d'anni. Ora mi sembra che la questione sia di nuovo sul tavolo.

Nota a margine: il leader siciliano dell'MpA si chiama Lombardo. Curioso, no? Nella mia squadra di calcio ci sono due ragazzi calabresi. Uno si chiama Lombardo, l'altro Lombardi. Mi ha sempre fatto molto ridere.

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